Settore Lattiero-Caseario

CRIBIS FOTOGRAFA LE AZIENDE ITALIANE DEL SETTORE LATTIERO-CASEARIO

IN ITALIA IL COMPARTO CONTA OLTRE 3.500 IMPRESE INDUSTRIALI
E IMPIEGA CIRCA 44.000 ADDETTI,  GENERANDO UN GIRO D’AFFARI DI 14,5 MILIARDI DI EURO
 

L’80% DELLA PRODUZIONE LATTIERO-CASEARIA A LIVELLO NAZIONALE SI CONCENTRA NEL NORD ITALIA

 

  • Il comparto lattiero-caseario è una delle principali realtà dell’agroalimentare italiano: incide per il 9% sul valore totale della produzione agricola, per il 12% sul fatturato dell’industria alimentare e per oltre il 9% sull’export alimentare nazionale
  • Circa il 49% della produzione italiana di formaggi si riferisce a prodotti di denominazione d’origine, con 530.000 tonnellate di prodotti

CRIBIS - società del Gruppo CRIF specializzata nella business information - traccia una fotografia delle imprese italiane del settore lattiero-caseario, attraverso i dati estratti dall’osservatorio CRIBIS Industry Monitor su questo comparto. CRIBIS Industry Monitor è la linea di osservatori di settore realizzata da CRIBIS in partnership con CRIF Ratings, agenzia di rating del credito del Gruppo CRIF, e Nomisma, società indipendente specializzata in attività di ricerca e consulenza economica per imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni a livello nazionale e internazionale.

Il comparto lattiero-caseario conta circa 3.535 imprese a carattere industriale, di cui oltre 3.000 attive nella produzione di latte, formaggi e derivati e le restanti impegnate nella produzione di gelati. Il comparto impiega attualmente circa 44.000 persone e genera un giro d’affari pari a 14,5 miliardi di euro.
 

Nel contesto dell’industria alimentare italiana – uno dei pilastri dell’economia nazionale con 137 miliardi di euro di fatturato, di cui circa 33,9 miliardi in export, circa 62 mila imprese attive e oltre 465 mila occupati – il settore lattiero-caseario si attesta come una delle principali realtà. Il comparto, infatti, incide per il 9% sul valore totale della produzione agricola, per il 12% sul fatturato dell’industria alimentare e per oltre il 9% sull’export alimentare nazionale. 

La produzione lattiero-casearia a livello nazionale si concentra per l’80% nel Nord Italia, in particolare in Lombardia, Veneto, Emilia
Romagna e Piemonte, dove sono storicamente presenti alcune tra le più importanti produzioni lattiero-casearie DOP italiane. Il 75% della produzione nazionale è relativa ad allevamenti di grandi dimensioni, mentre la aziende di piccola dimensione rappresentano poco meno della metà degli allevamenti italiani, realizzando solo il 5% della produzione totale.

1) Settore lattiero-caseario: import ed export 

Guardando al commercio con l’estero, l’Italia è oggi un importatore netto di prodotti lattiero-caseari, con 3,7 miliardi di euro di importazioni, legate all’import di latte e derivati. Il nostro Paese è però un esportatore netto di formaggi e gelati, con un export di 3,2 miliardi di euro nel 2017. In particolare, l’esportazione di formaggi ha generato nel 2017 un valore di 2,6 miliardi, concentrando l’81% dell’export di settore. Oltre il 60% delle vendite di formaggi italiani all’estero viene realizzato in Lombardia ed Emilia Romagna. 

Rispetto ad altri prodotti alimentari, il comparto lattiero-caseario registra una tendenza all’export inferiore alla media, attribuibile principalmente all’influenza della vendita di un prodotto deperibile come il latte alimentare, commercializzato soprattutto sul mercato interno.

 

2) Settore lattiero-caseario: analisi della domanda 

Dall’analisi della domanda interna, emerge una contrazione dei consumi di circa l’11% dal 2011 al 2016, a eccezione del consumo domestico di yogurt, aumentato dell’1,9% in volumi. Anche il 2017 ha visto lo stesso trend in flessione, con consumi nazionali sostenuti dalla spinta dell’export a fronte di un calo della domanda interna e di un generale aumento dei prezzi medi di vendita. Il primo trimestre del 2018 ha confermato l’andamento dell’anno precedente. In linea generale, la domanda si concentra principalmente su prodotti a prezzi più contenuti, di tipo biologico e DOP. 

Dal 2013 i consumi di formaggi in Italia hanno cominciato a diminuire in maniera costante. Solo nel 2016 in Italia sono state consumate circa 840.000 tonnellate di formaggi, per un consumo pro-capite di 13,8 kg. La tendenza a cui si sta assistendo negli ultimi anni è caratterizzata dalla crescita della domanda di prodotti biologici – un mercato domestico in forte crescita che, secondo Nomisma, vale complessivamente 3,5 miliardi di euro - DOP e a basso contenuto di grassi, a fronte di una riduzione dei consumi di formaggi a pasta dura in favore di prodotti a prezzi più bassi.

Rispetto ai canali di vendita, i negozi specializzati e la GDO risultano i principali canali, distribuendone circa il 71% solo nel 2017 per un giro d’affari pari a 6,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda la spesa media per famiglia, nel 2017 è stata pari a 52,6 euro in lieve aumento rispetto all’anno precedente.

 

3) Settore lattiero-caseario: analisi dell’offerta 

Rispetto all’offerta di prodotti lattiero-caseari è importante porre attenzione al ruolo delle cooperative. Questo settore è oggi, infatti, uno di quelli in cui lo strumento della cooperazione ha trovato una più ampia diffusione, generando nella maggior parte dei casi un’integrazione verticale tra fase agricola, di trasformazione e, infine, di commercializzazione. In Italia vi sono oggi 730 cooperative lattiero-casearie - diffuse prevalentemente in Lombardia ed Emilia Romagna, seguite da Trentino-Alto Adige, Veneto e Sardegna - che generano un giro d’affari di 6,6 miliardi di euro e garantiscono occupazione a oltre 12.600 addetti. 

Confrontando le caratteristiche dell’offerta del settore lattiero-caseario con quella dell’industria alimentare emerge un fatturato per impresa superiore (4,5 milioni di euro per le imprese del lattiero-caseario contro 2,3 milioni di euro per quelle dell’industria alimentare), ma una minore propensione all’export (18% per il comparto lattiero-caseario contro il 23% per l’industria agroalimentare). 

Infine, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale positivo, il tasso di rischiosità del settore lattiero-caseario negli ultimi trimestri è in aumento rispetto al dato nazionale (5,4% contro 4,1%). 

 

4) Settore lattiero-caseario: un confronto internazionale 

Analizzando lo scenario a livello internazionale, il comparto lattiero-caseario mantiene un ruolo fondamentale in Europa. Basti pensare che circa l’8% del valore della produzione europea di latte è generato da allevamenti italiani e circa il 13% del fatturato del settore a livello europeo è riconducibile all’Italia. 

Dal punto di vista della produttività, il settore lattiero-caseario italiano è maggiore di quello della Spagna e non molto distante da quello di Germania e Francia, con una propensione all’export inferiore a quella di Francia e Germania, ma superiore a Regno Unito e Spagna. Ultima nota, relativa ai costi di produzione: sulle aziende del nostro Paese pesano due tipi di svantaggi, sia di tipo strutturale (per scarsa disponibilità di suolo e alti costi energetici) sia di tipo gestionale (legati alle tecniche di alimentazione, all’organizzazione della filiera, etc).

 

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