Violazioni diritti umani

«INACCETTABILE IMPORTARE A DAZIO ZERO DA CAMBOGIA E MYANMAR MENTRE L’ONU CERTIFICA TORTURE, LAVORO MINORILE E GUERRA»
Due recenti dossier delle Nazioni Unite squarciano il velo sulle violazioni sistematiche dei diritti umani nel Sud-est asiatico. La Presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba: «Bruxelles fermi subito le agevolazioni EBA: è inaccettabile che la filiera europea subisca la concorrenza sleale di un sistema fondato sullo sfruttamento e sull’illegalità».
Da un lato gli agricoltori europei, sottoposti ai più rigorosi standard mondiali su sicurezza del lavoro, tutele sociali, sostenibilità ambientale e tracciabilità dei fitofarmaci. Dall’altro, carichi di riso che approdano indisturbati nei porti dell’Unione europea a dazio zero, provenienti da paesi in cui i diritti umani fondamentali vengono calpestati ogni giorno nel silenzio delle istituzioni internazionali.
A riaccendere i riflettori su questo insostenibile paradosso etico e commerciale sono due drammatici rapporti pubblicati dalle Nazioni Unite nell’agosto 2026, relativi a Cambogia e Myanmar: Paesi che continuano a godere del regime tariffario agevolato EBA (Everything But Arms), la corsia preferenziale creata dall’UE per sostenere i Paesi Meno Avanzati, ma vincolata – sulla carta – al rispetto delle convenzioni ONU e OIL.
Il quadro tracciato dal rapporto dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR), diffuso il 25 agosto 2026 e commentato duramente dall'Alto Commissario Volker Türk, (https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/08/human-rights-situation-myanmar-plummets-new-low-amid-unrelenting-violations) descrive una caduta a un «nuovo minimo storico» per la popolazione del Myanmar. Tra il giugno 2025 e il maggio 2026, la giunta militare e le milizie contrapposte (tra cui l'Esercito dell’Arakan) hanno perpetrato atrocità sistematiche ai danni della minoranza Rohingya: raid aerei sui civili, incendi di interi villaggi, stupri ed espropri illegali di terre.
Nel Paese martoriato dal colpo di Stato, il collasso dell'ordine civile ha generato un mercato della manodopera forzata privo di scrupoli: bambini di appena sei anni vengono costretti a disboscare la giungla, svolgere lavori pesanti e persino ripulire i resti ossei delle vittime dei massacri. Chi tenta di sottrarsi alla costrizione forzata subisce torture disumane: percosse, ustioni da sigaretta, sospensioni a testa in giù, mutilazioni delle unghie.
Allo stesso tempo, si legge nel rapporto, oltre ai problemi della salute della popolazione, le acque reflue tossiche provenienti dai bacini di lisciviazione, scaricate direttamente nei terreni agricoli a valle, hanno inoltre reso il suolo sterile o compromesso in modo significativo la resa e la qualità dei raccolti, riducendo i redditi degli agricoltori.
Non meno preoccupante la fotografia scattata il 5 agosto 2026 da Thomas Andrews, Relatore Speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU per la Cambogia (https://news.un.org/en/story/2026/08/1168086). In vista delle consultazioni elettorali del 2027 e 2028, Andrews denuncia l'arresto e la detenzione arbitraria di oltre 100 oppositori politici, l'uso di leggi speciali in contrasto con le norme internazionali per reprimere il dissenso e la proliferazione di complessi criminali gestiti da reti di trafficanti. Ai confini settentrionali con la Thailandia, inoltre, oltre 20.000 sfollati cambogiani continuano a vivere sradicati dalle proprie case e dalle proprie terre a causa dell'occupazione militare scaturita dalle recenti tensioni di frontiera.
Di fronte a queste evidenze, la reazione dell'Ente Nazionale Risi è perentoria. A prendere la parola con durezza è la Presidente Natalia Bobba: «I dati certificati dalle Nazioni Unite non lasciano spazio a interpretazioni o temporeggiamenti: in Myanmar e Cambogia non siamo di fronte a semplici criticità di transizione, ma a violazioni sistematiche della dignità umana, a lavoro minorile, espropri violenti e devastazione ambientale usata come arma economica. È intollerabile che l'Unione europea consenta l'ingresso a dazio zero di centinaia di migliaia di tonnellate di riso da teatri di guerra e repressione, continuando a garantire vantaggi commerciali pensati per la cooperazione a regimi che finanziano il terrore e la violenza.»
La Presidente dell'Ente mette anche a nudo la situazione di totale assenza di reciprocità che sta rischiando di strangolare la risicoltura italiana ed europea:
«Ai nostri risicoltori Bruxelles impone le regole più severe del pianeta in materia di sostenibilità, benessere dei lavoratori e restrizioni sui fitofarmaci. Poi, però, apre le porte al dumping sociale ed ecologico di nazioni che azzerano i costi di produzione sfruttando bambini e danneggiando l’ambiente. Questo non è libero commercio: è concorrenza sleale legalizzata sulle spalle delle vittime e delle nostre imprese.»
L'Ente Nazionale Risi chiede un intervento immediato delle Istituzioni europee:
«La clausola di salvaguardia automatica con le sue soglie attuali è un'arma spuntata che scatta solo a disastro già avvenuto», incalza Natalia Bobba. «Chiediamo che la Commissione attivi immediatamente la revoca delle preferenze tariffarie EBA per Myanmar e Cambogia, come espressamente previsto dai regolamenti comunitari di fronte a violazioni gravi e acclarate dei diritti dell'uomo. Non possiamo permettere che il riso consumato sulle tavole europee sia macchiato da una simile catastrofe umanitaria così come non possiamo permettere che il lavoro dei nostri risicoltori sia minato da un sistema tariffario che va a vantaggio di economie che operano nel più totale disprezzo dei diritti umani.”

