Pomodoro da industria

Pomodoro da industria, il bilancio della campagna 2026 nel Nord Italia:
rese tra le più basse degli ultimi anni
Ammontano a 3,2 milioni le tonnellate conferite all’industria. Ondate di calore, siccità e grandinate hanno penalizzato le rese e il reddito agricolo. L’alto costo dell’energia e le basse rese di trasformazione hanno alzato oltre misura i costi dell’industria di trasformazione. La sfida per il 2027 è una programmazione produttiva anticipata e condivisa tra parte agricola e industria
L’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia traccia il bilancio della campagna 2026 nell’areale che comprende Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e provincia autonoma di Bolzano. Una stagione caratterizzata da superfici in crescita e da un quantitativo complessivo di pomodoro conferito all’industria mai raggiunto in precedenza e in ogni caso al di sotto del contrattato in quanto fortemente condizionata dal cambiamento climatico, dalle basse rese in campo e dall’aumento dei costi di produzione agricoli e industriali.
L’Organizzazione Interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia traccia il bilancio della campagna 2026 nell’areale che comprende Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e provincia autonoma di Bolzano. La campagna ha registrato un aumento delle superfici coltivate e un quantitativo complessivo di pomodoro conferito all’industria senza precedenti, ma le quantità sono rimaste al di sotto di quelle contrattate. A pesare sulla campagna sono stati soprattutto i cambiamenti climatici, le basse rese in campo e l’aumento dei costi di produzione, sia agricoli sia industriali.
La campagna si è aperta il 27 marzo con la firma dell’accordo quadro d’area tra parte agricola e industriale. I trapianti, iniziati a fine marzo, si sono protratti fino a circa il 20 giugno, mentre la raccolta e la trasformazione sono partite il 10 luglio, con un anticipo significativo rispetto allo storico.
Nel 2026 le superfici coltivate a pomodoro da industria nel Nord Italia hanno raggiunto 48.349 ettari, di cui 43.477 a produzione integrata e 4.872 a produzione biologica, pari al 10,1% del totale.
Il quantitativo complessivamente conferito all’industria ha raggiunto 3.205.126 tonnellate, un risultato senza precedenti per l’areale, con un calo di circa il 14% rispetto al pomodoro contrattato. Il dato deve essere letto alla luce delle rese produttive, che si sono fermate a 66,3 tonnellate per ettaro, contro una media di 71,6 t/ha registrata dall’OI nell’ultimo quinquennio. Nel dettaglio, le rese sono state di 68,0 t/ha per la produzione integrata e di 51,3 t/ha per quella biologica. Si tratta di valori fra i più bassi rilevati dall’OI dal 2011. L’aumento delle superfici non si è tradotto in una crescita proporzionale della produzione, anche a causa delle grandinate che hanno colpito migliaia di ettari nell’areale e hanno fatto diminuire il quantitativo prodotto.
L’andamento meteorologico è stato il principale fattore critico della stagione. Temperature diurne eccezionalmente elevate, notti meno fresche del normale e precipitazioni quasi assenti hanno sottoposto le colture a forte stress, compromettendo lo sviluppo delle piante durante la fioritura e causando cascola dei fiori, bacche di dimensioni ridotte e basse rese, soprattutto nelle produzioni di medio periodo.
Le difficoltà sono state aggravate dalla disponibilità limitata di acqua irrigua, già dalla fine di giugno, e dalle restrizioni alla derivazione da acque superficiali. In diverse aree i produttori hanno dovuto ricorrere all’irrigazione da pozzo, sostenendo maggiori consumi energetici e ulteriori costi.
A queste criticità si sono aggiunti ripetuti eventi grandinigeni nel mese di luglio, con fenomeni estesi che hanno provocato danni ingenti a migliaia di ettari. Tra i territori maggiormente colpiti figurano le province di Mantova, Modena e Ferrara.
Dall’avvio della raccolta fino a metà agosto, il comparto ha dovuto gestire una forte concentrazione delle consegne, con volumi elevati in un periodo ristretto. La criticità è stata superata grazie alla collaborazione tra le organizzazioni di produttori e le imprese di trasformazione, chiamate a uno sforzo straordinario per organizzare il conferimento e assorbire i quantitativi in consegna.
La parte industriale ha dovuto affrontare, parallelamente, costi elevati, in particolare per gas ed energia elettrica necessari alla lavorazione e per le basse rese alla trasformazione che hanno comportato la realizzazione di meno prodotto finito rispetto a quanto programmato. Anche il comparto agricolo ha subito il rincaro dei carburanti, aumentati sensibilmente a partire da aprile.
In vista della campagna 2027, il presidente dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia Giuseppe Romanini, sta quindi promuovendo l’adozione di un metodo condiviso di programmazione produttiva: «Come presidente dell’Organizzazione Interprofessionale sto cercando di promuovere attivamente, in preparazione della campagna 2027, l’adozione da parte della filiera di un metodo con scadenze fissate e dati conoscitivi condivisi fra parte agricola e industriale su cui basare la programmazione produttiva annuale, andando oltre l’attuale ruolo dell’OI di fornitura di dati solo qualora i soggetti della filiera ne ravvisino la necessità. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra i diversi attori della filiera, rendendo la programmazione più tempestiva e consapevole, per affrontare l’incertezza climatica, migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica della produzione agricola e industriale del pomodoro da industria nel Nord Italia».

